Il progetto della palazzina in via DeAmicis 154 di Giovanni Vaccarini si colloca nel cuore di Pescara, una città caratterizzata da una crescita urbana lungo la costa adriatica piuttosto eterogenea e stratificata, in cui il tessuto urbano moderno convive con testimonianze storiche e interventi virtuosi del dopoguerra.
In particolare, l’area oggetto di intervento (situata a poca distanza dalla centralissima Piazza Salotto, all’angolo in una piccola porzione di tessuto urbano), rappresenta un nodo emblematico in cui questa condizione urbana di continua trasformazione risulta piuttosto evidente; e racconta anche la storia di un luogo particolarmente fecondo, interessato da importanti e innovativi esempi di sperimentazione architettonica che si sono succeduti a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso: sul lato nord si trovano infatti noti edifici come la cosiddetta palazzina tonda di Luigi Aligi (1965), l’edificio Fronte Mare di Francesco Berarducci (1977), con la sua struttura in cemento armato a vista e gli aggetti pronunciati che si protendono verso il mare; mentre a ovest, all’angolo tra via Regina Elena e via De Amicis, è situato invece l’edificio di Enrico Summonte (1964), esempio della chiarezza formale e della geometria rigorosa degli anni Sessanta.
Questo ricco e composito contesto ha rappresentato per Giovanni Vaccarini un terreno fertile ideale sul quale proseguire una vicenda architettonica connaturata al luogo, fatta di sperimentazione e innovazione, trovando qui l’occasione per proporre una reinterpretazione contemporanea di una particolare tipologia edilizia di tradizione italiana, molto diffusa nel contesto costiero della Città Adriatica, soprattutto nell’area oggetto di studio: quella della ‘palazzina’.
Nata come derivazione dimensionale dei villini previsti dai piani regolatori durante gli anni Settanta (Mosco, 2024, p. 4), la ‘palazzina’ è definita dallo stesso Vaccarini come «una tipologia architettonica ibrida e anarchica per eccellenza», capace di dare forma a interi brani di città, e di produrre, nei casi più emblematici, oggetti architettonici di elevata qualità.
L’idea progettuale per la il complesso in via De Amicis 154 nasce dunque dalla volontà di scardinare il suo rigido impianto tipologico e architettonico, normalmente descritto da una configurazione ‘a blocco’ chiuso, ben delimitato e distinto dallo spazio pubblico della strada, attraverso l’introduzione di nuovi gradi di flessibilità e di ibridazione, capaci di assegnare all’edificio un nuovo ruolo urbano, soprattutto sotto il profilo della relazione tra spazio pubblico e spazio privato. Facendo ricorso ad alcuni principi compositivi già anticipati in un suo progetto precedente (il Riviera 107, realizzato sempre a Pescara nel 2022), Vaccarini concepisce l’edificio come una sovrapposizione di sei piani che si estendono in maniera variabile e stereometrica verso diversi punti del paesaggio, i quali gravitano attorno a un blocco centrale, contenente gli spazi di distribuzione verticale tra i vari piani, i garage (al piano interrato), gli ingressi (al piano terra), e i tredici appartamenti nei piani superiori, pensati come una sequenza di ville sovrapposte.
L’utilizzo di questo impianto organizzativo, oltre a garantire punti di osservazione privilegiati del paesaggio circostante, ridefinisce radicalmente quelli che erano i rapporti esterno-interno, e pubblico-privato, tipici della concezione tipologica della palazzina tradizionale: alla quota zero, infatti, l’edificio non assume un carattere di chiusura verso il fronte stradale, a delimitare cioè un ambito privato chiaramente definito, ma occupa una porzione limitata dell’intero lotto, lasciando ampio spazio per attività pubbliche; e funziona a tutti gli effetti come uno spazio filtro permeabile che può essere attraversato da un lato all’altro senza recinzioni, configurandosi come una sorta di prosecuzione dello spazio pubblico esterno che penetra all’interno dell’edificio stesso. Una condizione rafforzata anche dalla presenza di una parete rivestita in materiale metallico color oro che, piegandosi come un nastro per definire gli spazi di accesso, assume una certa indipendenza sbordando leggermente dal filo dell’edificio, a determinare una sorta di invito che incentiva e accompagna l’attraversamento.
Ai piani superiori, invece, le profonde terrazze generate dalla sovrapposizione dei piani, danno luogo a uno spazio intermedio che è sia chiuso che aperto, che appartiene alla dimensione privata della residenza ma che, allo stesso tempo, si protende verso la città, offrendosi come spazio multifunzionale a forte vocazione relazionale.
Queste stesse lame orizzontali descritte dai grandi solai aggettanti, attraverso calibrati slittamenti, definiscono il motivo principale che regola il disegno delle facciate del volume, composto come una successione di fasce piene e intervalli vuoti che costruiscono una relazione di misura con il contesto circostante, adeguandosi al ritmo dei prospetti degli edifici e delle quinte urbane limitrofe. In particolare, la facciata verso il mare, oltre ad essere quella più aggettante per privilegiare il punto di vista sulla costa, è arricchita da una sequenza di esili pilastri strutturali metallici disposti secondo un ritmo sincopato, che fanno da contrappunto verticale alla spiccata orizzontalità dei solai; dichiarando così, in modo esplicito, una chiara gerarchizzazione dei fronti del volume. Il prospetto laterale verso est diventa invece, come scrive lo stesso Vaccarini, una sezione netta sul paesaggio, con piani aggettanti che generano un effetto di ‘trabocco urbano’, proiettando gli spazi abitati verso la città.
La soluzione compositiva e formale adottata da Vaccarini, oltre a prendere spunto da altre esperienze da lui sviluppate nel contesto pescarese, richiama da vicino anche alcune sperimentazioni della Modernità, in particolare il lavoro di Frank Lloyd Wright (Mosco, 2024, p. 4), in cui la sequenza di piani aggettanti incardinati a un nucleo centrale verticale, e la tessitura di elementi spiccatamente orizzontali, vengono reinterpretati e tradotti nel contesto delle forme e del linguaggio adriatico, enfatizzando leggerezza, trasparenza e leggibilità compositiva. Come la casa sulla cascata di Wright, che di fatto sintetizza la struttura di un albero con un tronco centrale dal quale dipartono i rami, anche la palazzina De Amicis 154 può essere assimilata ad una pianta che capta il sole, ergendosi sopra l’edificio prospicente e orientandosi in più direzioni verso il paesaggio adriatico: in questo senso, le grandi terrazze che ruotano attorno al blocco degli appartamenti, oltre a configurarsi come spazi di relazione, e l’occasione per traguardare diversi punti del paesaggio, hanno anche la funzione di calibrare la luce naturale (massimizzandola in inverno, e limitandola nei mesi estivi) e schermare il vento, garantendo così un elevato comfort abitativo. Gli aspetti ambientali rappresentano infatti un dato centrale nel processo portato avanti in questa esperienza progettuale, e non si limitano soltanto al controllo passivo del comfort termico, ma si estendono anche a livello della progettazione impiantistica che regola il funzionamento degli ambienti interni. Il sistema di climatizzazione invernale è infatti basato su impianto radiante a pavimento, mentre la climatizzazione estiva è ottenuta mediante distribuzione dell’aria attraverso canalizzazioni integrate nel controsoffitto. Entrambi questi sistemi sono alimentati da pompe di calore aria-acqua, che riescono a permettere l’assenza totale di processi di combustione, e la conseguente riduzione delle emissioni dirette di CO2. Questa scelta, inoltre, ha permesso di evitare la predisposizione di tutte quelle opere infrastrutturali da mettere in campo per portare la rete del gas nell’area oggetto di intervento garantendo, oltre che un risparmio economico notevole, anche un’attenzione verso lo sfruttamento e l’utilizzo del suolo. Per quanto riguarda invece il tema delle acque meteoriche, l’infrastruttura idrica integra un sistema di recupero e riuso delle acque piovane e grigie, destinate a usi irrigui e sanitari non potabili, contribuendo alla riduzione del consumo d’acqua complessivo, mentre sotto il profilo della produzione, l’edificio è dotato di impianto fotovoltaico capace di soddisfare il fabbisogno elettrico delle unità immobiliari.
Un ulteriore aspetto rilevante riguarda l’aggiornamento dei processi costruttivi messi in campo in questa esperienza progettuale, introducendo un cambio di paradigma nella concezione dell’opera edilizia, che non è più considerata come un organismo monolitico e ‘cementato’, bensì come un insieme di componenti assemblate: la palazzina De Amicis 154 è stata infatti realizzata con una struttura portante in calcestruzzo armato, mentre l’involucro, le partizioni interne e le finiture sono stati realizzati interamente con sistemi assemblati a secco. In questo modo l’architettura viene interpretata secondo una logica di prefabbricazione e montaggio, analoga a quella dei sistemi industriali complessi, in cui l’edificio è progettato come un manufatto che può essere montato, smontato e potenzialmente riutilizzato. Secondo questa prospettiva, quindi, il concetto di demolizione tende progressivamente a trasformarsi in quello di smontaggio selettivo, finalizzato alla separazione, al riciclo e al riuso dei materiali e dei componenti in nuovi progetti, in linea con i principi dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale.
Anche il tema del colore assume una importante rilevanza nelle scelte compositive operate dall’architetto: l’uso del bianco come colore dominante, conferisce all’immagine dell’edificio una maggiore riconoscibilità visiva all’interno del contesto in cui si colloca, emergendo per contrasto, oltre che dai manufatti circostanti, anche dalla forte presenza del verde data dai numerosi filari alberati lungo la strada, e dalle masse arboree dei giardini limitrofi. Inoltre, il colore bianco rappresenta un ulteriore richiamo alla Modernità, ma anche l’evocazione della tradizione mediterranea, tipica dei paesaggi costieri del versante adriatico centro-meridionale.
Infine è utile sottolineare l’attenzione posta da Vaccarini sul progetto dell’illuminazione artificiale, che viene concepita come un elemento compositivo e narrativo tramite l’utilizzo di sottili linee luminose, posizionate sotto i solai aggettanti e lungo le pareti verticali, le quali scandiscono il ritmo della facciata e rivelano l’edificio alla città durante la notte. Lo stesso Vaccarini descrive in questo modo l’idea: «così come accade in molte architetture della costa adriatica che di notte si trasformano in lucciole appariscenti, l'edificio di via De Amicis 154 veste un abito da sera luminescente. Il progetto delle luci si ispira alla 'Presentosa', un gioiello abruzzese di origine settecentesca, nel quale una serie di filamenti d'oro spiccano dalla parte centrale di un ciondolo a forma di stella».
Dati generali:
Localizzazione: Pescara
Committente: ELEA srl
Cronologia: 2020-2024
Area: 1300 mq
Importo lavori: 4.500.000,00 euro
Progettazione architettonica: Giovanni Vaccarini Architetti
Gruppo di progetto: Giovanni Vaccarini, Matteo Preite (architetto senior – coordinatore del progetto), Herman Carbonetti (architetto senior)
1 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, inquadramento planimetrico. (Elaborazione grafica di G. Vaccarini. Fonte: G. Vaccarini)
2 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, concept progettuali. (Schizzi e disegni elaborati da G. Vaccarini. Fonte: G. Vaccarini)
3 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, pianta piano primo. (Elaborazione grafica di G. Vaccarini. Fonte: G. Vaccarini)
4 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, spaccato assonometrico dell’attacco a terra. (Schizzi e disegni elaborati da G. Vaccarini. Fonte: G. Vaccarini)
5 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, atrio di ingresso interno. (Fotografia di R. Carloni)
6 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, prospetto est. (Elaborazione grafica di G. Vaccarini. Fonte: G. Vaccarini)
7 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, sezione trasversale. (Elaborazione grafica di G. Vaccarini. Fonte: G. Vaccarini)
8 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, fronte urbano visto dal lungomare. (Fotografia di G. Vaccarini. Fonte: G. Vaccarini)
9 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154. (Fotografia di R. Carloni)
10 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, schemi ambientali del controllo passivo della luce naturale. (Elaborazioni grafiche di G. Vaccarini. Fonte: G. Vaccarini)
11 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, sezione costruttiva. (Schizzo elaborato da G. Vaccarini. Fonte: G. Vaccarini)
12 Giovanni Vaccarini, Palazzina De Amicis 154, vista notturna. (Fotografia di G. Vaccarini. Fonte: G. Vaccarini)
Il progetto della palazzina in via DeAmicis 154 di Giovanni Vaccarini si colloca nel cuore di Pescara, una città caratterizzata da una crescita urbana lungo la costa adriatica piuttosto eterogenea e stratificata, in cui il tessuto urbano moderno convive con testimonianze storiche e interventi virtuosi del dopoguerra.
In particolare, l’area oggetto di intervento (situata a poca distanza dalla centralissima Piazza Salotto, all’angolo in una piccola porzione di tessuto urbano), rappresenta un nodo emblematico in cui questa condizione urbana di continua trasformazione risulta piuttosto evidente; e racconta anche la storia di un luogo particolarmente fecondo, interessato da importanti e innovativi esempi di sperimentazione architettonica che si sono succeduti a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso: sul lato nord si trovano infatti noti edifici come la cosiddetta palazzina tonda di Luigi Aligi (1965), l’edificio Fronte Mare di Francesco Berarducci (1977), con la sua struttura in cemento armato a vista e gli aggetti pronunciati che si protendono verso il mare; mentre a ovest, all’angolo tra via Regina Elena e via De Amicis, è situato invece l’edificio di Enrico Summonte (1964), esempio della chiarezza formale e della geometria rigorosa degli anni Sessanta.
Questo ricco e composito contesto ha rappresentato per Giovanni Vaccarini un terreno fertile ideale sul quale proseguire una vicenda architettonica connaturata al luogo, fatta di sperimentazione e innovazione, trovando qui l’occasione per proporre una reinterpretazione contemporanea di una particolare tipologia edilizia di tradizione italiana, molto diffusa nel contesto costiero della Città Adriatica, soprattutto nell’area oggetto di studio: quella della ‘palazzina’.
Nata come derivazione dimensionale dei villini previsti dai piani regolatori durante gli anni Settanta (Mosco, 2024, p. 4), la ‘palazzina’ è definita dallo stesso Vaccarini come «una tipologia architettonica ibrida e anarchica per eccellenza», capace di dare forma a interi brani di città, e di produrre, nei casi più emblematici, oggetti architettonici di elevata qualità.
L’idea progettuale per la il complesso in via De Amicis 154 nasce dunque dalla volontà di scardinare il suo rigido impianto tipologico e architettonico, normalmente descritto da una configurazione ‘a blocco’ chiuso, ben delimitato e distinto dallo spazio pubblico della strada, attraverso l’introduzione di nuovi gradi di flessibilità e di ibridazione, capaci di assegnare all’edificio un nuovo ruolo urbano, soprattutto sotto il profilo della relazione tra spazio pubblico e spazio privato. Facendo ricorso ad alcuni principi compositivi già anticipati in un suo progetto precedente (il Riviera 107, realizzato sempre a Pescara nel 2022), Vaccarini concepisce l’edificio come una sovrapposizione di sei piani che si estendono in maniera variabile e stereometrica verso diversi punti del paesaggio, i quali gravitano attorno a un blocco centrale, contenente gli spazi di distribuzione verticale tra i vari piani, i garage (al piano interrato), gli ingressi (al piano terra), e i tredici appartamenti nei piani superiori, pensati come una sequenza di ville sovrapposte.
L’utilizzo di questo impianto organizzativo, oltre a garantire punti di osservazione privilegiati del paesaggio circostante, ridefinisce radicalmente quelli che erano i rapporti esterno-interno, e pubblico-privato, tipici della concezione tipologica della palazzina tradizionale: alla quota zero, infatti, l’edificio non assume un carattere di chiusura verso il fronte stradale, a delimitare cioè un ambito privato chiaramente definito, ma occupa una porzione limitata dell’intero lotto, lasciando ampio spazio per attività pubbliche; e funziona a tutti gli effetti come uno spazio filtro permeabile che può essere attraversato da un lato all’altro senza recinzioni, configurandosi come una sorta di prosecuzione dello spazio pubblico esterno che penetra all’interno dell’edificio stesso. Una condizione rafforzata anche dalla presenza di una parete rivestita in materiale metallico color oro che, piegandosi come un nastro per definire gli spazi di accesso, assume una certa indipendenza sbordando leggermente dal filo dell’edificio, a determinare una sorta di invito che incentiva e accompagna l’attraversamento.
Ai piani superiori, invece, le profonde terrazze generate dalla sovrapposizione dei piani, danno luogo a uno spazio intermedio che è sia chiuso che aperto, che appartiene alla dimensione privata della residenza ma che, allo stesso tempo, si protende verso la città, offrendosi come spazio multifunzionale a forte vocazione relazionale.
Queste stesse lame orizzontali descritte dai grandi solai aggettanti, attraverso calibrati slittamenti, definiscono il motivo principale che regola il disegno delle facciate del volume, composto come una successione di fasce piene e intervalli vuoti che costruiscono una relazione di misura con il contesto circostante, adeguandosi al ritmo dei prospetti degli edifici e delle quinte urbane limitrofe. In particolare, la facciata verso il mare, oltre ad essere quella più aggettante per privilegiare il punto di vista sulla costa, è arricchita da una sequenza di esili pilastri strutturali metallici disposti secondo un ritmo sincopato, che fanno da contrappunto verticale alla spiccata orizzontalità dei solai; dichiarando così, in modo esplicito, una chiara gerarchizzazione dei fronti del volume. Il prospetto laterale verso est diventa invece, come scrive lo stesso Vaccarini, una sezione netta sul paesaggio, con piani aggettanti che generano un effetto di ‘trabocco urbano’, proiettando gli spazi abitati verso la città.
La soluzione compositiva e formale adottata da Vaccarini, oltre a prendere spunto da altre esperienze da lui sviluppate nel contesto pescarese, richiama da vicino anche alcune sperimentazioni della Modernità, in particolare il lavoro di Frank Lloyd Wright (Mosco, 2024, p. 4), in cui la sequenza di piani aggettanti incardinati a un nucleo centrale verticale, e la tessitura di elementi spiccatamente orizzontali, vengono reinterpretati e tradotti nel contesto delle forme e del linguaggio adriatico, enfatizzando leggerezza, trasparenza e leggibilità compositiva. Come la casa sulla cascata di Wright, che di fatto sintetizza la struttura di un albero con un tronco centrale dal quale dipartono i rami, anche la palazzina De Amicis 154 può essere assimilata ad una pianta che capta il sole, ergendosi sopra l’edificio prospicente e orientandosi in più direzioni verso il paesaggio adriatico: in questo senso, le grandi terrazze che ruotano attorno al blocco degli appartamenti, oltre a configurarsi come spazi di relazione, e l’occasione per traguardare diversi punti del paesaggio, hanno anche la funzione di calibrare la luce naturale (massimizzandola in inverno, e limitandola nei mesi estivi) e schermare il vento, garantendo così un elevato comfort abitativo. Gli aspetti ambientali rappresentano infatti un dato centrale nel processo portato avanti in questa esperienza progettuale, e non si limitano soltanto al controllo passivo del comfort termico, ma si estendono anche a livello della progettazione impiantistica che regola il funzionamento degli ambienti interni. Il sistema di climatizzazione invernale è infatti basato su impianto radiante a pavimento, mentre la climatizzazione estiva è ottenuta mediante distribuzione dell’aria attraverso canalizzazioni integrate nel controsoffitto. Entrambi questi sistemi sono alimentati da pompe di calore aria-acqua, che riescono a permettere l’assenza totale di processi di combustione, e la conseguente riduzione delle emissioni dirette di CO2. Questa scelta, inoltre, ha permesso di evitare la predisposizione di tutte quelle opere infrastrutturali da mettere in campo per portare la rete del gas nell’area oggetto di intervento garantendo, oltre che un risparmio economico notevole, anche un’attenzione verso lo sfruttamento e l’utilizzo del suolo. Per quanto riguarda invece il tema delle acque meteoriche, l’infrastruttura idrica integra un sistema di recupero e riuso delle acque piovane e grigie, destinate a usi irrigui e sanitari non potabili, contribuendo alla riduzione del consumo d’acqua complessivo, mentre sotto il profilo della produzione, l’edificio è dotato di impianto fotovoltaico capace di soddisfare il fabbisogno elettrico delle unità immobiliari.
Un ulteriore aspetto rilevante riguarda l’aggiornamento dei processi costruttivi messi in campo in questa esperienza progettuale, introducendo un cambio di paradigma nella concezione dell’opera edilizia, che non è più considerata come un organismo monolitico e ‘cementato’, bensì come un insieme di componenti assemblate: la palazzina De Amicis 154 è stata infatti realizzata con una struttura portante in calcestruzzo armato, mentre l’involucro, le partizioni interne e le finiture sono stati realizzati interamente con sistemi assemblati a secco. In questo modo l’architettura viene interpretata secondo una logica di prefabbricazione e montaggio, analoga a quella dei sistemi industriali complessi, in cui l’edificio è progettato come un manufatto che può essere montato, smontato e potenzialmente riutilizzato. Secondo questa prospettiva, quindi, il concetto di demolizione tende progressivamente a trasformarsi in quello di smontaggio selettivo, finalizzato alla separazione, al riciclo e al riuso dei materiali e dei componenti in nuovi progetti, in linea con i principi dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale.
Anche il tema del colore assume una importante rilevanza nelle scelte compositive operate dall’architetto: l’uso del bianco come colore dominante, conferisce all’immagine dell’edificio una maggiore riconoscibilità visiva all’interno del contesto in cui si colloca, emergendo per contrasto, oltre che dai manufatti circostanti, anche dalla forte presenza del verde data dai numerosi filari alberati lungo la strada, e dalle masse arboree dei giardini limitrofi. Inoltre, il colore bianco rappresenta un ulteriore richiamo alla Modernità, ma anche l’evocazione della tradizione mediterranea, tipica dei paesaggi costieri del versante adriatico centro-meridionale.
Infine è utile sottolineare l’attenzione posta da Vaccarini sul progetto dell’illuminazione artificiale, che viene concepita come un elemento compositivo e narrativo tramite l’utilizzo di sottili linee luminose, posizionate sotto i solai aggettanti e lungo le pareti verticali, le quali scandiscono il ritmo della facciata e rivelano l’edificio alla città durante la notte. Lo stesso Vaccarini descrive in questo modo l’idea: «così come accade in molte architetture della costa adriatica che di notte si trasformano in lucciole appariscenti, l'edificio di via De Amicis 154 veste un abito da sera luminescente. Il progetto delle luci si ispira alla 'Presentosa', un gioiello abruzzese di origine settecentesca, nel quale una serie di filamenti d'oro spiccano dalla parte centrale di un ciondolo a forma di stella».
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